Giornata mondiale alimentazione Fao, Confagricoltura: obiettivi prioritari fame zero e lotta allo spreco

L’obiettivo ‘Fame Zero’ è un imperativo che responsabilmente gli imprenditori agricoli si sono assunti e a cui stanno lavorando incessantemente per raggiungerlo. Lo ha sottolineato la giunta esecutiva di Confagricoltura, riunitasi in occasione della “Giornata mondiale dell’alimentazione” indetta dalla FAO il 16 ottobre.

I paradossi dell’accesso al cibo sono evidenti – ha messo in evidenza Confagricoltura – con 821 milioni di individui sulla terra che ancora oggi soffrono la fame e con 1 persona ogni 3 che è malnutrita. D’altro canto, una persona su 8 nella nostra civiltà occidentale, soffre di obesità o di malattie connesse alla cattiva o eccessiva alimentazione.

Ad avviso di Confagricoltura sono tanti e molteplici i temi che si intrecciano tra di loro: fame zero e lotta allo spreco alimentare, eliminazione delle disparità di accesso al cibo e affermazione di nuovi stili di vita e alimentari. A ciò si aggiungano i problemi che riguardano la produttività agricola che deve crescere ma riducendo l’impatto sulle risorse ambientali e naturali; che deve aumentare ma adattarsi ai cambiamenti climatici che tendono a far ridurre le rese produttive, laddove invece si devono espandere.

Senza dimenticare però che lo spreco alimentare ha due facce – ha osservato ancora l’Organizzazione degli imprenditori agricoli -. Da una parte è un segnale di forti disparità a carattere sociale ed economico nel mondo. Dall’altra parte, è connesso ad un’agricoltura di sussistenza di molte popolazioni, fatta con scarse risorse tecnologiche, strumenti inadeguati, situazioni climatiche sfavorevoli, tensioni politiche; condannata a produrre quantitativamente e qualitativamente in modo ridotto e che perde (spreca) parte di quello che realizza per carenza di strutture e infrastrutture di stoccaggio, conservazione trasporto e lavorazione dei raccolti.

Senza dimenticare le nuove malattie delle piante che si diffondono anche grazie alle diverse condizioni ambientali, come, nel nostro Paese, la cimice asiatica nel settentrione o i virus della tristezza al Sud, che sta distruggendo i nostri agrumi; insetti alieni e contagi virulenti riescono a sopravvivere e diffondersi a causa degli inverni miti e dell’aumento delle temperature.

Nonostante tutto – ha evidenziato Confagricoltura – gli agricoltori occidentali fanno la loro parte per produrre risorse alimentari per tutti, con un impegno straordinario in chiave sostenibile e basandosi sul rinnovamento tecnologico. Servono però il supporto costante ed incessante della scienza e dei governi. L’agricoltura, tecnologica e sostenibile, produttiva e virtuosa, deve essere la priorità delle politiche mondiali.

Ci auguriamo che la Giornata dell’alimentazione faccia riflettere– ha concluso la giunta di Confagricoltura -. E’ giunto il momento di uno sforzo collegiale dei governi per superare le tensioni e le guerre commerciali. Serve volontà politica per affermare nuovi equilibri, pacificazione e benessere.

 

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Dazi, Giansanti: “Più risorse per gestire l’impatto delle tariffe aggiuntive Usa sull’import agroalimentare Ue”

“La dotazione della riserva di crisi per l’agricoltura, che ammonta a circa 400 milioni di euro, è assolutamente inadeguata per gestire con efficacia l’impatto dei dazi aggiuntivi annunciati dagli Stati Uniti sulle importazioni di prodotti agroalimentari dalla Ue. E’ necessario mobilitare risorse aggiuntive all’interno del bilancio dell’Unione”. E’ la dichiarazione rilasciata dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in vista della riunione del Consiglio Agricoltura della Ue, in programma a Lussemburgo il 14 ottobre, quattro giorni prima della prevista entrata in vigore dei dazi statunitensi.

“Oltre a quella della ministra Bellanova – precisa Giansanti – sono già arrivate sul tavolo della Commissione le formali richieste di intervento da parte di altri Stati membri. Per fare fronte a queste istanze si può ricorrere al miliardo di euro che la Commissione aveva dichiarato essere disponibile per i settori più colpiti dall’accordo, sempre più contestato, con il Mercosur”.

Confagricoltura segnala che la Francia ha sollecitato, in particolare, un sostegno a favore del settore vitivinicolo con l’obiettivo di salvaguardare la presenza sul mercato statunitense. Da parte spagnola è arrivata, tra l’altro, la richiesta di apertura dello stoccaggio privato per l’olio d’oliva. L’Irlanda ha chiesto una misura specifica per il burro e i formaggi.

“I dazi Usa potrebbero anticipare di pochi giorni il recesso, sempre più probabile, a fine ottobre del Regno Unito dalla Ue senza accordi – aggiunge il presidente di Confagricoltura – Si rischia un blocco immediato degli scambi che avrebbe effetti pesantissimi sui nostri prodotti destinati al mercato britannico, a partire da quelli più deperibili, come nel caso dell’ortofrutta”.

“Dobbiamo fare in modo che le tensioni commerciali non finiscano per mettere in crisi intere filiere” – conclude Giansanti.

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Confagricoltura: bene l’annuncio del ministro di non tagliare le agevolazioni al gasolio agricolo

Confagricoltura apprezza l’annuncio del ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, che, al question time di oggi alla Camera, ha assicurato che le agevolazioni fiscali per il gasolio agricolo non saranno ridimensionate. Se quanto dichiarato verrà confermato, il Governo – sostiene la Confederazione – mostrerà senso di responsabilità nei confronti delle imprese agricole che, in questa complessa fase economica, non possono permettersi ulteriori rincari dei costi energetici.

“Nelle attività agricole – evidenzia il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – il carburante incide fino al 20% dei costi di produzione: la riduzione o addirittura l’abolizione dei sussidi metterebbe infatti in ginocchio molte imprese penalizzando fortemente tutto il settore primario. Occorre piuttosto avviare un percorso che permetta di sviluppare la produzione di biocarburanti avanzati, e in particolare del biometano”.

“Auspichiamo pertanto l’avvio di un piano che permetta il rinnovo del parco macchine in modo che sia sempre più performante in termini di efficienza e di risparmio energetico – conclude Giansanti – con particolare attenzione al rispetto dell’ambiente”.

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Manovra, Confagricoltura: no a rimodulazione dell’Iva, consumi di prodotti agricoli a rischio

In relazione alla manovra, Confagricoltura esprime la sua forte contrarietà all’annunciata ‘rimodulazione’ dell’IVA che potrebbe riguardare, in modo particolare, i beni soggetti all’aliquota del 10%.

“Molti prodotti agricoli (latte, bovini, suini, uova fiori, piante, carni, pesci, foraggi, ristorazione, ecc.) – osserva l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – rientrano nell’ambito di applicazione dell’aliquota ridotta ed un aumento per alcuni di essi avrebbe un impatto economico recessivo per le imprese agricole oltre che un effetto regressivo su consumi di beni essenziali”.

Con la crescita del PIL ai minimi termini, Confagricoltura chiede a viva voce che qualsiasi ipotesi di intervento sulla modulazione delle aliquote IVA sia rinviata – dopo un’attenta valutazione degli effetti economici che inevitabilmente comporta – a quando ci sarà un miglioramento del ciclo economico” .

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Dazi, Giansanti: “Necessaria azione del governo per evitare guerra commerciale Usa-Ue

“Accogliamo l’invito formulato dai Consorzi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano ad assumere tutte le possibili iniziative per scongiurare i dazi Usa: i contraccolpi sarebbero pesantissimi per l’intera filiera, ma è a rischio una larga parte delle produzioni agroalimentari italiane destinate ai consumatori statunitensi. Con la chiusura del mercato Usa potrebbe infatti verificarsi una drastica caduta dei valori dei nostri prodotti”. E’ quanto dichiarato dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in merito al dibattito in corso, in vista di eventuali dazi aggiuntivi fino al 100% del valore che l’amministrazione Usa potrebbe applicare sulle nostre esportazioni già nel corso del prossimo mese di ottobre.

“Il problema non è nuovo – ha indicato Giansanti – perché rientra nel lungo contenzioso tra Unione europea e Stati Uniti sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing. Ora il settore agroalimentare rischia di pagare un prezzo pesantissimo, a causa dei dazi Usa e delle scontate reazioni della Ue”.

“Nei mesi scorsi – ha proseguito il presidente di Confagricoltura – ho indirizzato una lettera al presidente della Commissione europea Juncker e alla commissaria Malmstrom, per sollecitare l’avvio di un negoziato con l’amministrazione Usa per evitare una guerra commerciale. A questo punto chiediamo un’iniziativa urgente del nostro governo a tutela del sistema agroalimentare italiano”.

La decisione finale sui prodotti da sottoporre ai dazi aggiuntivi – precisa Confagricoltura – spetta al presidente Trump, sulla base delle proposte del Rappresentante per il commercio internazionale”.

Le esportazioni italiane sul mercato statunitense ammontano a oltre 4 miliardi di euro l’anno. Oltre ai formaggi, sono a rischio i vini, l’olio d’oliva, gli agrumi, la pasta, i salumi.

“I dazi Usa potrebbero scattare con pochi giorni di anticipo rispetto alla data di recesso del Regno Unito che potrebbe avvenire senza regole e con tante incertezze per gli esportatori italiani – ha concluso Giansanti – Dobbiamo assolutamente evitare una ‘tempesta perfetta’ ai danni di tutta la filiera agroalimentare italiana”.

 

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Il Ceta è un buon accordo, lo confermano i dati diffusi oggi dalla Commissione Europea

Continuano a salire le esportazioni di prodotti agroalimentari della Ue sul mercato canadese, grazie all’accordo economico e commerciale bilaterale entrato in vigore, in via provvisoria, nel settembre 2017.

Sulla base dei dati diffusi oggi dalla Commissione europea – rileva Confagricoltura – le esportazioni di settore destinate al Canada sono aumentate del 7% nel 2018. Per i formaggi, in particolare, con il 33%, la crescita è risultata nettamente superiore alla media. Per i vini, il rialzo è stato del 10%.

Per i formaggi, tuttavia – segnala Confagricoltura – nel primo trimestre di quest’anno si è registrata un’inversione di tendenza. Le esportazioni sono diminuite di oltre il 30 per cento. Come segnalato dagli industriali di settore, il fenomeno dipende da un’inefficiente gestione delle quote previste dall’Accordo Ceta.

“Occorre continuare a lavorare per la piena applicazione dell’Accordo – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – e riteniamo che il problema, segnalato anche dagli operatori francesi, possa essere superato a breve”.

“Bisogna comunque da ricordare che nel 2018 l’export di formaggi italiani sul mercato canadese è aumentato di quasi il 20 per cento – ha continuato -. Circa un terzo dell’export complessivo della Ue è partito dall’Italia. Secondo gli operatori del settore, è possibile raddoppiare le esportazioni nel giro di cinque anni”.

“Per quanto riguarda la situazione dei primi mesi di quest’anno, si è anche registrato un aumento delle esportazioni verso gli Usa dei prodotti a indicazione geografica e di qualità”, ha poi evidenziato Giansanti.

“Probabilmente, gli operatori statunitensi hanno aumentato gli acquisti, in vista dei dazi aggiuntivi Usa che potrebbero scattare a metà ottobre.

“Resta comunque il fatto, numeri alla mano, che quello con il Canada si sta rivelando un buon accordo per il settore agroalimentare, tenendo anche conto che, almeno finora, non c’è stata la temuta invasione di grano duro e carni bovine”, ha concluso Giansanti.

“Confermiamo, invece, tutte le nostre profonde riserve sull’intesa di massima raggiunta a fine giugno con i paesi Mercosur”.

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Governo, Confagricoltura: “La ripresa economica sia al centro del programma”

La ripresa della crescita economica deve essere al centro del programma del nuovo governo. Tanto più in un contesto decisamente critico per l’economia su scala mondiale. Servono decisioni immediate ed iniziative a respiro pluriennale, a partire dalle infrastrutture, per rilanciare la competitività del sistema produttivo.

Urge una sensibile riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, al fine di ridurre i costi per le imprese ed aumentare la domanda interna.

Sollecitiamo il varo di un programma strategico che consenta di far salire il contributo che il settore già assicura all’economia italiana. Proponiamo la costituzione di un fondo, attingendo anche a risorse finanziarie della Ue, per la diffusione tra le imprese agricole delle più avanzate innovazioni tecnologiche, anche al fine di migliorare la sostenibilità ambientale delle produzioni; contrastare il cambiamento climatico; accrescere la tutela delle risorse naturali. A questo riguardo, l’agricoltura ha un ruolo di rilievo da svolgere per l’ulteriore crescita delle energie rinnovabili.

Le imprese agricole hanno anche bisogno, da tempo, di una profonda riforma della Pubblica Amministrazione: deve assicurare il raggiungimento dei risultati nel rispetto delle scadenze fissate.

A livello europeo, ci attendiamo dal nuovo governo una chiara presa di posizione a proposito delle scelte fondamentali, in programma nei prossimi mesi, per l’agricoltura.

All’interno del nuovo quadro finanziario della Ue per il periodo 2021-2027, va salvaguardata la stabilità della spesa agricola. E, per quanto riguarda la riforma della Pac, vanno contrastate le proposte che tendono a penalizzare le imprese di maggiore dimensione.

Va assicurato il pieno sostegno alle iniziative della Ue per l’apertura di nuovi mercati, sui quali affermare l’eccellenza del “Made in Italy” agroalimentare. Dal lato delle importazioni, occorre assicurare il pieno rispetto degli standard europei in materia di sicurezza dei consumatori, tutela del lavoro e dell’ambiente.

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Grano duro, pasta: urgente produrre più frumento in Italia con filiera forte e corretta informazione

La presa di posizione di Italmopa sulla necessità di importare grano duro per la pasta, vista la carenza di materia prima in Italia, mette nuovamente in luce due priorità: da un lato la creazione di una filiera tricolore del grano duro, dall’altro l’esigenza di una corretta informazione ai consumatori in relazione al flusso delle importazioni di quantitativi di grano dall’estero.

Lo afferma Confagricoltura, che sul tema è intervenuta da tempo sollecitando la creazione di una filiera del grano duro – pasta, con gli obiettivi di arrivare a produrre più materia prima in Italia, tenendo ben presenti le esigenze dei consumatori, sempre più attenti alla provenienza e alla qualità delle materie prime.

In questo contesto, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli plaude e partecipa alla recente iniziativa del Mipaaft sull’istituzione di gruppi di lavoro al Tavolo di filiera grano duro – pasta, dedicati a qualità e sistema cerealicolo nazionale; investimenti e aiuti per il rinnovo siti di stoccaggio; promozione e comunicazione; Commissione sperimentale prezzo indicativo grano duro.

Confagricoltura rileva come l’import di grano dal Canada nel corso degli ultimi quattro anni sia diminuito a favore di quantitativi dalla Francia e dal Kazakhstan: i paragoni tra i primi due mesi del 2019 rispetto agli stessi del 2018, infatti, evidenziano sì un aumento di entrate di grano duro dal Canada, ma perché nel 2018 erano crollate quasi a zero (cfr. tabella sottostante a cura del Centro Studi Confagricoltura).

Con l’accordo Ceta non c’è stata nessuna invasione di grano duro dal Canada – evidenzia Palazzo della Valle – e comunque il controllo sulla presenza di residui di sostanze chimiche resta affidato alle autorità italiane.

Il volume delle importazioni di frumento duro in Italia si aggira sempre intorno ai 2 milioni di tonnellate all’anno: sono soltanto cambiati i Paesi di provenienza della materia prima, tra cui la Francia, dove il glifosato continua ad essere utilizzato in linea con la normativa europea.

Assolutamente indispensabile che il nostro Paese aumenti la capacità produttiva di frumento duro per rispondere alle richieste dell’industria – insiste Confagricoltura – e in questa direzione la ricerca dovrebbe mettere a disposizione degli agricoltori sementi sempre più adatte alle caratteristiche pedoclimatiche delle nostre zone.  Inoltre dovrebbero essere incentivate la diffusione di innovazioni tecnologiche e la capacità di stoccaggio con il ritiro separato dei diversi prodotti, per valorizzarne la qualità. Soltanto così – conclude Palazzo della Valle – possiamo arrivare a nuovi modelli di contrattazione con le industrie del comparto.

Dati importazione grano duro in Italia

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Il comune di Ragusa premiato con la Spiga Verde, prestigioso riconoscimento nazionale per i comuni rurali

La cerimonia di premiazione ieri a Palazzo della Valle a Roma, sede di Confagricoltura. A ritirare l’importante premio il vice-sindaco, dott.ssa Giovanna Licitra

Le Spighe Verdi 2019 per i Comuni rurali sono state annunciate da FEE Italia – Foundation for Environmental Education e Confagricoltura ieri a Roma, presso Palazzo della Valle. Presenti i Sindaci e i rappresentanti istituzionali dei Comuni che hanno ottenuto questo riconoscimento. Tra questi, il vice-sindaco di Ragusa, dott.ssa Giovanna Licitra, che ha ritirato il premio che rappresenta il corrispettivo per i comuni costieri della “Bandiera Blu”.

Abbiamo appreso la notizia dell’assegnazione della Spiga Verde 2019 – dichiara il vice-sindaco di Ragusa – con molta soddisfazione. Per la seconda volta da quando l’Amministrazione Cassì si è insediata, il Comune di Ragusa, l’unico in Sicilia, si candida e si aggiudica questo importante riconoscimento della FEE, ritirato presso la sede  nazionale di Confagricoltura, che sostiene il percorso di un’agricoltura sostenibile,  attenta all’utilizzo delle risorse  ambientali”.

Per il Comune di Ragusa – aggiunge la dott.ssa Licitra – l’ambito riconoscimento è contemporaneamente un onore e un impegno, quest’ultimo volto a rafforzare la produzione e il consumo di prodotti alimentari di qualità, a sostenere le imprese che si impegnano in questa direzione. Essere l’unico Comune in Sicilia ci attribuisce anche l’impegno a generare buone pratiche e a far sì che altre Amministrazioni  intorno a noi perseguano questo obiettivo”.

Spiga verde ragusa 2

L’iter procedurale, certificato ISO 9001-2015, ha guidato la valutazione delle candidature, permettendo alla Commissione di Valutazione il raggiungimento del risultato finale. Nel gruppo di lavoro è stato importante il contributo di diversi Enti istituzionali come il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo; il Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei Carabinieri; l’ISPRA; il CNR e Confagricoltura.

42 località rurali potranno fregiarsi, in questa quarta edizione, del riconoscimento Spighe Verdi 2019. “Spighe Verdi” è un programma FEE, pensato per guidare i Comuni rurali, passo dopo passo, a scegliere strategie di gestione del territorio in un percorso virtuoso che giovi all’ambiente e alla qualità della vita dell’intera comunità.“Spighe Verdi” è un efficace strumento di valorizzazione del nostro patrimonio rurale, ricco di risorse naturali e culturali, anche in un’ottica di occupazione. Affinché il programma raggiunga il massimo del risultato, sono necessari due elementi essenziali: la volontà dell’Amministrazione comunale di iniziare un percorso di miglioramento e la partecipazione della comunità e delle imprese, in particolar modo quelle agricole, alla sua realizzazione.

Per portare i Comuni rurali alla graduale adozione dello schema “Spighe Verdi”, FEE Italia ha condiviso con Confagricoltura un set di indicatori in grado di fotografare le politiche di gestione del territorio e indirizzarle verso criteri di massima attenzione alla sostenibilità. Alcuni indicatori presi in considerazione sono stati: la partecipazione pubblica; l’educazione allo sviluppo sostenibile; il corretto uso del suolo; la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura; la qualità dell’offerta turistica; l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la gestione dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata; la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio e del paesaggio; la cura dell’arredo urbano; l’accessibilità per tutti senza limitazioni. Questi sono solo alcuni degli indicatori che guidano il programma e che saranno suscettibili di variazioni, in un’ottica di miglioramento continuo e di massimo coinvolgimento dei Comuni italiani.

“Spighe Verdi” si basa sull’esperienza trentennale di FEE, presente in 76 Paesi, nella gestione del programma internazionale “Bandiera Blu”, un eco-label volontario assegnato alle località turistiche balneari.

L’agricoltura ha un ruolo prioritario nel programma “Spighe Verdi”, poiché è qui che deve avvenire la vera rivoluzione culturale. Da questa necessità nasce la collaborazione tra FEE Italia e Confagricoltura, già impegnata su questo fronte con il progetto EcoCloud al quale si ispirano molti degli indicatori selezionati.

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“Annunciamo con soddisfazione, anche per il 2019, un aumento dei Comuni rurali che hanno ottenuto le Spighe Verdi, ben 42 – ha detto Claudio Mazza, presidente della FEE Italia -. Un percorso che ha l’obiettivo di stimolare i Comuni rurali ad una conduzione sostenibile del territorio –continua Mazza -, impegnandoli in un processo di miglioramento continuo e creando un legame strategico tra amministrazioni locali e agricoltori per la valorizzazione del territorio.”  

“Sono sempre di più i Comuni che hanno fatto della sostenibilità la loro grande occasione e dell’agricoltura il settore da cui far partire la rivoluzione culturale – ha sottolineato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, evidenziando come Spighe Verdi possa rappresentare una svolta, anche in termini di marketing e comunicazione, per le realtà finora poco conosciute -. Una carta importate da giocare sul tavolo della competitività territoriale, così come in oltre trent’anni di vita hanno fatto i Comuni Bandiere Blu”.

Le “Spighe Verdi” 2019 sono state assegnate in 13 Regioni, una in più rispetto alla precedente edizione. Le tre Regioni con il maggior numero di riconoscimenti sono Marche, Toscana e Piemonte, tutte con 6 località. Per le Marche: Esanatoglia, Grottammare, Matelica, Mondolfo, Montecassiano e Numana; per la Toscana: Castellina in Chianti, Massa Marittima, Castiglione della Pescaia, Castagneto Carducci, Fiesole e Bibbona; per il Piemonte: Pralormo, Alba, Santo Stefano Belbo, Vicoforte, Canelli e Volpedo. Seguono la Campania con 5 località (Agropoli, Positano, Pisciotta, Massa Lubrense e Ascea); la Puglia con 4 (Castellaneta, Ostuni, Carovigno, Andria); il Lazio con 4 (Canale Monterano, Anguillara Sabazia, Pontinia, Gaeta). Vantano tre località il Veneto (Porto Tolle, Caorle, Montagnana) e l’Abruzzo (Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi). Vi è un Comune rurale per ognuna delle restanti Regioni: Liguria (Lavagna), Umbria (Montefalco), Sicilia (Ragusa), Calabria (Trebisacce), Trentino (Cavareno).

 

Ragusa, 26 luglio 2019

L’addetto stampa

Bartolo Lorefice

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Giansanti: “Con nomina Boris Johnson auspichiamo uscita regolata della Gran Bretagna dalla Ue”

“Con la prossima nomina di Boris Johnson a Primo Ministro, continuiamo ad auspicare un recesso ordinato del Regno Unito dalle Ue, il 31 ottobre prossimo. Ribadisco ancora una volta che la hard Brexit sarebbe lo scenario peggiore possibile per il settore agroalimentare italiano ed europeo”. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha così commentato i risultati della consultazione che si è conclusa ieri, per la nomina del successore della signora May.

“Il mondo agricolo europeo è assolutamente compatto nell’auspicare un’uscita regolata del Regno Unito – ha proseguito Giansanti -. Anche l’associazione degli agricoltori britannici (Nfu) è di quest’avviso, che è stato ribadito da ultimo in una lettera inviata ai candidati alla guida del Partito conservatore”.

“L’uscita senza regole del Regno Unito comporterebbe una grave alterazione dei consolidati scambi commerciali, per effetto del rispristino dei dazi e dei controlli alle frontiere. E i nostri prodotti a indicazione geografica e di qualità perderebbero ogni tutela sul mercato britannico”, ha sottolineato il presidente di Confagricoltura.

La presidente nominata della nuova Commissione europea ha dichiarato nei giorni scorsi di non essere pregiudizialmente contraria ad una ulteriore proroga della data di recesso del Regno Unito.

“Quella della signora von der Leyen è una dichiarazione molto importante sotto il profilo politico. Ogni sforzo va fatto per scongiurare i rischi di una hard Brexit. C’è bisogno di un periodo transitorio, come previsto nell’intesa bocciata dalla Camera dei Comuni. E di un accordo sulle future relazioni commerciali tra Unione europea e Regno Unito, per consolidare il flusso degli scambi nel settore agroalimentare”, ha concluso Giansanti.

Confagricoltura ricorda che le vendite annuali del “Made in Italy” agroalimentare sul mercato britannico ammontano a 3,4 miliardi di euro e circa il 30% è rappresentato da prodotti a indicazione geografica e di qualità. E’ il quarto mercato di sbocco a livello mondiale dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Vini, con il Prosecco in prima fila, formaggi, pasta, conserve di pomodoro e olio d’oliva sono prodotti più apprezzati dai consumatori del Regno Unito.

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